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Manciù, l'Ultimo Imperatore. Racconto di una mostra
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Mostra Manciù, L'Ultimo Imperatore
SPECIALE: MANCIU', L'ULTIMO INPERATORE - RACCONTO DI UNA MOSTRA
Veste di Concubina (seta ricamata)
Veste di Concubina (seta ricamata).
Regno di Guangxu 1875-1908
Mostra Manciù, L'Ultimo Imperatore
Manciù, l'Ultimo Imperatore. Racconto di una mostra
Mostra Manciù, L'Ultimo Imperatore
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Veste di Concubina (seta ricamata). Regno di Guangxu 1875-1908
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Frigorifero - Ottone e smalti (cloisonné) su base di legno
Regno di Qianlong 1735-1796
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Incensiere (cloisonné). Regno di Guangxu 1875-1908
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Vaso in porcellana (regno di Guangxu 1875-1908)
Mostra Manciù, L'Ultimo Imperatore
Adriano Màrado
Il curatore della mostra:
Dott. Adriano Màdaro
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Manciù, l'Ultimo Imperatore. Racconto di una mostra
> Abiti, giade, porcellane. La quotidianità del Figlio del Cielo
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Mostra Manciù - Undici appuntamenti con il sinologo Adriano Màdaro lungo "La Via della Seta e la Civiltà Cinese"
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Manciù, L'Ultimo Imperatore. Racconto di una Mostra
Undici appuntamenti con il sinologo Adriano Màdaro lungo "La Via della Seta e la Civiltà Cinese"

A cura di Francesca Ambroso


4. Abiti, giade, porcellane. La quotidianità del Figlio del Cielo

Vesti, copricapi, calzature, oggetti decorativi che appartennero a Imperatori, Imperatrici, concubine, mandarini. Il ricco guardaroba imperiale scelto per la mostra ‘Manciù. L’Ultimo Imperatore’ porta a Treviso reperti che vennero effettivamente indossati nelle cerimonie ufficiali, nelle udienze, nelle feste e sono riconoscibili in numerosi ritratti di Imperatori e Imperatrici.

La Città Proibita era anche la “casa” dei sovrani e della loro numerosa famiglia composta non solo dall’Imperatrice e dai suoi figli, ma anche dalle numerose concubine e dalla loro prole. La famiglia imperiale viveva la sua quotidianità in mezzo a oggetti raffinati e di grande valore, spesso creati dagli artigiani per il solo piacere di essere ammirati e di deliziare il sovrano e i suoi intimi.

In Mostra anche un ricco campionario di porcellane che testimonia l’originalità delle forme e la bellezza delle decorazioni. I vasi hanno sempre avuto nell’arredamento dei palazzi degli Imperatori e dei nobili cinesi la stessa funzione altamente decorativa che nelle regge e nelle ville dell’aristocrazia occidentale europea avevano i quadri. Tutti gli Imperatori Qing, così come i predecessori Ming, Yuan e Song, furono grandi protettori dell’arte della porcellana e raffinati collezionisti. Nella Cina dei Qing era tradizione che ogni Imperatore distinguesse gli anni del suo regno con vasi per forme e colore diversi tra una successione e l’altra, perciò i mastri vasai e i decoratori erano impegnati nella ricerca di personalizzazioni delle diverse epoche imperiali così da poter attribuire a ogni regno la sua tipologia, i suoi pigmenti, le sue “pitture”.

«Andiamo ora per un attimo a curiosare dietro le quinte, dove la sacralità del “Figlio del Cielo” vestiva un aspetto più umano: ecco dunque il catino di bronzo dorato e smaltato nel quale l’Imperatore si lavava le mani e la faccia, sostenuto da un cavalletto di legno pregiato.

Ed ecco uno dei numerosi “frigoriferi” da sala che, riempiti di ghiaccio d’estate oltre a conservare alcuni cibi facilmente deperibili consentivano dai fori sul coperchio la fuoriuscita di “aria condizionata” che rinfrescava le stanze. Il ghiaccio veniva tagliato a grandi blocchi nel colmo dell’inverno dalle superfici gelate di laghi e fossati e stivato in stanze sotterranee del Palazzo, per essere poi utilizzato nelle afose estati pechinesi in queste ghiacciaie vestite di bronzo e di smalti, oggetti decorativi esse stesse.

E infine le marmitte per i pranzi tradizionali dei Manciù: la tavola dell’imperatore era riccamente imbandita come esigeva l’etichetta della fantasiosa cucina cinese, ma la marmitta individuale era più gradita e nel brodo gli inservienti immergevano carni, verdure, formaggi di soia, funghi, vermicelli di riso, uova di quaglia e spezie varie. Tutto bolliva e ribolliva insieme, grazie al fornelletto alimentato dall’alcol, e l’imperatore afferrava il cibo con le sue bacchette di giada o di avorio e intingeva il goloso boccone nelle salse prima di gustarlo. La “marmitta mongola” (i Manciù consideravano i Mongoli loro stretti cugini) è ancora oggi, soprattutto a Pechino e nella Cina del Nord, un piatto molto popolare e particolarmente apprezzato. »


Adriano Màdaro è uno dei massimi esperti mondiali della Cina dove, negli ultimi trentacinque anni, ha compiuto 169 viaggi con lunghi soggiorni e percorrendo anche le regioni più remote, dalla Mongolia al Tibet, dalla Manciuria all'isola di Hainan. Dal 1991 fa parte del Consiglio direttivo permanente dell'Accademia Cinese di Cultura Internazionale con sede a Pechino, unico membro non cinese. Ha curato per Casa dei Carraresi il ciclo delle quattro grandi mostre 'La Via della Seta e la Civiltà Cinese'.

Link utili
Manciù. L'Ultimo Imperatore: sito ufficiale della mostra

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