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Mostra Manciù, L'Ultimo Imperatore
SPECIALE: MANCIU', L'ULTIMO INPERATORE - RACCONTO DI UNA MOSTRA
La Rivolta dei Boxer
Il libro di Adriano Màdaro
La Rivolta dei Boxer
Mostra Manciù, L'Ultimo Imperatore
Manciù, l'Ultimo Imperatore. Racconto di una mostra
 
Adriano Màrado
Il curatore della mostra:
Dott. Adriano Màdaro
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Manciù, l'Ultimo Imperatore. Racconto di una mostra
> L’oppio e il declino del Celeste Impero
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Mostra Manciù - Undici appuntamenti con il sinologo Adriano Màdaro lungo "La Via della Seta e la Civiltà Cinese"
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Manciù, L'Ultimo Imperatore. Racconto di una Mostra
Undici appuntamenti con il sinologo Adriano Màdaro lungo "La Via della Seta e la Civiltà Cinese"

A cura di Francesca Ambroso


6. L’oppio e il declino del Celeste Impero

Nell’autunno del 1793, l’ambasciata inglese guidata da Lord Macartney fece ritorno in patria umiliata e sconfitta dopo il rifiuto da parte della Cina di aprirsi ai commerci dei Britannici. La frustrazione che ne derivò portò la Camera dei Lord ad autorizzare la Compagnia delle Indie a coltivare il papavero nell’India sotto colonizzazione britannica, e di spacciare l’oppio lungo le coste della Cina e ricavando da quel commercio l’argento necessario per comprare tè, seta, porcellana. Dopo qualche decennio l’oppio diventò in Cina una vera e propria piaga sociale.

Nel 1839 l’Imperatore Daoguang fece sequestrare l’oppio nei magazzini inglesi a Canton e lo fece bruciare sulla pubblica piazza. La Gran Bretagna reagì immediatamente bombardando la città che capitolò in tre giorni. Dal 1839 al 1842 e successivamente dal 1856 al 1860 la Cina combattè contro Inghilterra e Francia le due Guerre dell’Oppio che determinarono il veloce e progressivo impoverimento del Celeste Impero.

Con la morte di Xianfeng nel 1861 e il controllo del potere da parte di Cixi, il degrado e la corruzione portarono allo sfascio quello che era stato fino a pochi decenni prima il più florido e ricco impero del mondo. Dalla regione dello Shantung, occupata dalla Germania nel 1898, partì un forte movimento xenofobo e anticristiano detto dei “Pugni giusti e armoniosi” subito definiti “Boxer” dagli Occidentali, che all’inizio dell’estate 1900 a Pechino assediarono le Legazioni straniere nell’intento di assassinare i diplomatici con le loro famiglie e i Cinesi convertiti al Cristianesimo.

Mentre in Europa si organizzava un corpo di spedizione militare internazionale da inviare in Cina per salvare gli stranieri residenti e i convertiti, i Boxer furono tenuti a bada per 55 giorni da una strenua difesa opposta dagli assediati, finchè il 15 agosto l’esercito internazionale raggiunse Pechino, liberò le Legazioni e iniziò a massacrare i Boxer. Nel settembre 1901 tra le Potenze Occidentali e l’Impero Qing ormai allo sfacelo venne firmato il famoso “Protocollo dei Boxer” con il quale la Cina veniva ridotta a una super-colonia e sottoposta a sanzioni con pesantissimi pagamenti di indennità e cessioni territoriali.

«La mia tesi universitaria di dottrine politiche l'ho incentrata sulla storia della Rivoluzione Cinese partendo dal 1839, Prima Guerra dell'Oppio. Poi nel tempo sono risalito all’antichità fino ad arrivare alla fondazione dell'Impero, ma i miei studi universitari erano concentrati su questo periodo della storia della Cina quindi li ho privilegiati anche dopo, nella ricerca approfondita con le Mostre. Questo anche perchè mi sono reso conto che nonostante siano passati cinquant’anni dalle mie ricerche all'università, ancora oggi la gente non sa cosa sia accaduto in Cina in quel periodo storico. La Cina si è chiusa, ha vissuto un mezzo secolo drammaticamente anti-occidentale, il Comunismo radicale di Mao e la rivoluzione culturale avevano considerato gli occidentali nemici giurati. Vi erano delle buone ragioni per avere paura di noi. C'è un passato da decifrare che ancora oggi non abbiamo spiegato a fondo.

La mostra sorprende molti visitatori su questo tema. Si pensa che i cinesi fumassero l'oppio perchè viziosi e non perchè gli inglesi l’avevano proditoriamente introdotto in Cina spacciandolo su grande scala per avvelenare un popolo e ricavare in cambio l'argento per compare la seta, la porcellana e il tè, senza attingere alle casse di Sua Maestà Britannica.

Pochi sanno che a metà Ottocento c'è stata l’operazione infame di uno Stato (la Gran Bretagna) con decisione della Camera dei Lords volta ad intossicare la Cina per impossessarsi del paese che da un punto di vista militare era debole perchè non disponeva di armi moderne, avendo da tempo abbandonato le conquiste dei territori oltre i limiti del loro impero. La Cina ha costruito una Grande Muraglia di seimila chilometri per difendersi, non per invadere. Non si fa un muro se si hanno mire espansionistiche, lo si fa per timore che gli altri invadano. Nel DNA della Cina c'è sempre stata questa paura dei popoli esterni al grande impero, popoli barbarici, aggressivi, primi fra tutti gli antichi Xiong-nu (i “nostri” Unni) e i Mongoli di Gengis Khan.»


Adriano Màdaro è uno dei massimi esperti mondiali della Cina dove, negli ultimi trentacinque anni, ha compiuto 169 viaggi con lunghi soggiorni e percorrendo anche le regioni più remote, dalla Mongolia al Tibet, dalla Manciuria all'isola di Hainan. Dal 1991 fa parte del Consiglio direttivo permanente dell'Accademia Cinese di Cultura Internazionale con sede a Pechino, unico membro non cinese. Ha curato per Casa dei Carraresi il ciclo delle quattro grandi mostre 'La Via della Seta e la Civiltà Cinese'.

Link utili
Manciù. L'Ultimo Imperatore: sito ufficiale della mostra

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