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> Adriano Màdaro. Manciù e le Quattro Grandi Mostre
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Adriano Màdaro.
Manciù e le Quattro Grandi Mostre

“Nella vita tutto ciò che facciamo è ‘scelta’. Scegliendo bene, accuratamente e con competenza, ho potuto organizzare una narrazione coerente e affascinante attraverso oggetti di eccelso valore”.

Intervista ad Adriano Màdaro, curatore delle quattro grandi mostre de ‘La Via della Seta e la Civiltà Cinese’.


Adriano Màdaro è uno dei massimi esperti mondiali della Cina dove, negli ultimi trentacinque anni, ha compiuto 168 viaggi con lunghi soggiorni e percorrendo anche le regioni più remote, dalla Mongolia al Tibet, dalla Manciuria all'isola di Hainan. Dal 1991 fa parte del Consiglio direttivo permanente dell'Accademia Cinese di Cultura Internazionale con sede a Pechino, unico membro non cinese. Ha curato per Casa dei Carraresi il ciclo delle quattro grandi mostre 'La Via della Seta e la Civiltà Cinese'. Nel 2012 curerà, sempre a Casa dei Carraresi, una mostra sul Tibet e dal 2013 tre mostre dedicate all’India alle quali seguirà nel 2017 una mostra sul Giappone.


 

Intervista

Adriano Madaro1 - La Mostra 'Manciù, l'ultimo imperatore' è l'esposizione che conclude il ciclo dei quattro grandi appuntamenti dedicati alla storia della civiltà cinese. Come Treviso e in generale il Nord Est hanno accolto una simile iniziativa? Il progetto delle quattro mostre ha contribuito ad avvicinare culturalmente il nostro territorio a una terra così lontana seppure così vicina oggi dal punto di vista commerciale?
L’accoglienza in ambito locale può essere considerata complessivamente “tiepida” per effetto di una sostanziale ignoranza di una civiltà tanto lontana. Qui si è ancora nel limite della pittura europea, sono “i quadri” a “far cultura”. Ma a livello nazionale le mostre sulla Cina hanno avuto un grande successo, oscillando tra i 150 mila e i 200 mila visitatori e oltre, divenendo “Le grandi Mostre di Treviso”. Non credo perciò che le istituzioni locali, comprese le associazioni delle categorie commerciali, se ne siano rese conto, altrimenti ci avrebbero affiancato nella strategia promozionale, pubblicitaria e di comunicazione. Tuttavia mi auguro che qualche operatore economico in attività con la Cina abbia approfittato delle nostre mostre per comprendere di più il paese con il quale si augura di sviluppare i suoi affari: la conoscenza di una civiltà è sicuramente il veicolo più appropriato per comprendere le complesse dinamiche del business. Credo che a qualcuno abbiamo offerto l’opportunità di “capire” e quindi “attrezzarsi” mentalmente meglio.

2 - Come si fa a raccontare in sole quattro esposizioni 2.300 anni di storia? Cosa ha scelto di raccontare e cosa crede abbia da insegnare all'occidente un impero grande e antico come quello cinese?
Sulla base di lunghi studi che per me occupano ormai tutta la mia vita ho “disegnato” un percorso storico suddividendo 23 secoli della civiltà cinese in quattro grandi segmenti, ognuno con all’interno punti di eccellenza riferiti allo svolgersi degli avvenimenti storici. Da qui la scelta molto accurata nei numerosi musei cinesi e nei siti archeologici più rilevanti di tutti quei reperti che ho ritenuto necessari a quel “disegno”. Nella vita tutto ciò che facciamo è “scelta”. Scegliendo bene, accuratamente e con competenza, ho potuto organizzare una narrazione coerente e affascinante attraverso oggetti di eccelso valore. Da tutto ciò credo sia stato possibile ricavare un’idea di quella civiltà, traendo anche spunti e confronti con la nostra civiltà occidentale. Certo, l’Occidente ha ricevuto molto dalla Cina nei due millenni di contatti e altrettanto la Cina dall’Occidente. Credo attraverso queste mostre di averlo documentato doviziosamente.

3 - Nella mostra 'Manciù, l'ultimo imperatore' saranno esposti per la prima volta al mondo oggetti personali dell'imperatore Pu Yi. Ci sono reperti a cui è particolarmente legato per la loro storia, il loro valore, il loro significato?
Tutto ciò che scelgo di far conoscere ai nostri visitatori è da me particolarmente condiviso e amato. Nella mostra sui Manciù la parte più coinvolgente dal lato umano è quella dedicata a Pu Yi, un protagonista complesso ma che “sento” molto anche perché ho conosciuto la sua ultima moglie con la quale ho stretto una bella amicizia che mi ha consentito di conoscerlo più in profondità e in dettagli ancora inediti. Credo che la giacca da carcerato sia un oggetto che obbliga a una riflessione molto particolare.

4 - In esposizione ci saranno anche dipinti dell'italiano Giuseppe Castiglione, il più grande pittore “cinese” del Settecento. Cosa ha portato questo artista della pittura italiana nell'arte cinese? Come hanno 'dialogato' le due culture tre secoli fa?
Giuseppe Castiglione rappresenta il massimo punto di incontro tra le due grandi culture in tutto il percorso dei 2300 anni di storia presi in esame. Nelle sue opere pittoriche vi è la fusione di due mondi e questa è una materia ancora inesplorata, sostanzialmente sconosciuta in Occidente ed eccessivamente “sinizzata” dal momento che in Cina egli è considerato cinese tout-court, e così non è. Spero che dopo questa presenza eccezionale in mostra di quattro celeberrime opere di Castiglione inizi un percorso di “riappropriazione” da parte italiana di un italiano illustre purtroppo colpevolmente ancora sconosciuto nella sua patria d’origine.

5 - Le prime tre mostre sono state un successo. Cosa si aspetta da questa esposizione conclusiva? Al di là dei numeri, cosa le piacerebbe si dicesse del progetto delle Quattro grandi Mostre?
Che ne è valsa la pena e che operazioni culturali di questa portata vanno sostenute e promosse a tutti i livelli e non sottovalutate perché non mostrano i soliti vedutisti veneziani.

Link utili
Manciù. L'Ultimo Imperatore

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