Quattro ciaccole con...
> Sergio e Francesco Manfio: un anno di Cuccioli
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Quattro ciaccole con...
Sergio e Francesco Manfio: un anno di Cuccioli
In realtà i Cuccioli esistono da molto prima e tuttora li si possono seguire su RaiYoyo ogni giorno, ma proprio un anno fa, il 22 gennaio 2010, nelle sale d'Italia debuttava il film “Cuccioli – Il Codice di Marco Polo", per la regia di Sergio Manfio, con il quale facciamo 'quattro ciaccole':
D - Com'è andata la prima missione sul grande schermo dei Cuccioli? Che accoglienza hanno avuto?
R – I Cuccioli sono stati bravissimi! Hanno sconfitto Maga Cornacchia, hanno salvato Venezia e hanno anche ottenuto un ottimo risultato al botteghino!
Ricordiamo che il nostro lungometraggio è uscito nelle sale proprio in concomitanza con il “fenomeno Avatar” e nonostante questo – al termine della prima settimana di programmazione – si è piazzato al 7.mo posto assoluto nella classifica, ottenendo anche un incredibile punteggio di 4,86 su 5 nella classifica che raccoglie il voto di gradimento del pubblico. Un grande risultato per un film d’animazione italiana, ancor più se si pensa che il film, essendo per bambini, è stato proiettato solo negli spettacoli pomeridiani.
Ma, numeri a parte, quel che ci ha colpito è stato l’apprezzamento del giovane pubblico che durante la proiezione ha riso, applaudito, commentato, aiutato i protagonisti, arrivando anche a battere le mani per soccorrere i Cuccioli in un momento particolare alla fine del film.
Bisogna dire che il film è stato pensato e scritto proprio per un pubblico giovane e anche le dinamiche di coinvolgimento – in primis i personaggi che spesso, dallo schermo, si rivolgono direttamente ai bambini – sono state studiate ad hoc.
D - Ci tolga una curiosità... sarà che abbiamo sempre in mente il regista con la sciarpa e il megafono ma... come si dirige un film in animazione?
Se fa freddo anche un regista di un film di animazione indossa la sciarpa…! Normalmente però mi occupo di coordinare un mastodontico lavoro fatto da centinaia e centinaia di persone. Credo che in genere un film, qualsiasi tipo di film, sia un’opera che più di ogni altro tipo di attività artistica abbia bisogno dell’apporto armonizzato di tante teste; per un film di animazione questo è ancora più valido, ci sono competenze che non si possono racchiudere all’interno delle capacità di un singolo, quindi compito del regista è quello di ascoltare, di suggerire, di mettere in relazione e poi, certo, anche decidere. Un film in fondo è fatto di sì e di no: azzeccare la giusta sequenza di sì e di no è compito del regista. Insomma più o meno come fare 13 al totocalcio!
D - Ci sono nuove missioni cinematografiche in preparazione per i Cuccioli prossimamente? Li richiarerà presto ancora a raccolta?
Certamente, anzi vi do una succosa anticipazione: i Cuccioli sono già stati chiamati a raccolta per una nuova grande avventura per il cinema e in questi mesi lo staff di disegnatori, animatori, fondisti, layoutisti e coloritori di Gruppo Alcuni sta lavorando alacremente. Il titolo del film è “Senzanome nel Paese del Vento” e incontreremo tutti i personaggi tanto amati dai bambini, compresi i “cattivi” che piacciono tanto: Maga Cornacchia, il suo aiutante Ambrogio e i due tonti e simpaticissimi ermellini Cuncun e Canbaluc…
D - Maga Cornacchia nel suo plastico ha asfaltato il Canal Grande e ha fatto arrivare il treno proprio in San Marco. E' una sottile denuncia a un certo modo di intendere Venezia come prodotto e non come magia?
L’idea di usare Venezia anche come denuncia è sempre stata presente nel lavoro. Diciamo che ho sentito molte interpretazioni che non erano nei miei piani, ma siccome mi convincevano le ho fatte mie anche a film concluso. La cosa che risalta comunque, nella scelta della città di Venezia, è la sua diversità. Maga Cornacchia non accetta che possa esistere una città che si allontana dagli stereotipi, una città senza strade, senza macchine, e di conseguenza vuole non distruggerla, ma trasformarla, farla combaciare con quello che lei ha in testa. Questo è il messaggio profondo: l’accettazione della diversità, rendersi conto che le differenze sono un valore da difendere… come Venezia d’altronde! |