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> Manciù. L'ultimo imperatore
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Da vedere e da non perdere in tutta la Marca Trevigiana
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L'epilogo umano di un impero Celeste
Manciù, l'Ultimo Imperatore
Treviso - Che fosse la mostra più grande mai realizzata nemmeno in Cina sull'argomento lo si sapeva già. Così come si sapeva dei reperti rari e mai esposti, quasi l'ottanta per cento, scovati nei caveaux dei musei della città proibita che persino i rappresentanti delle delegazioni cinesi hanno visto per la prima volta qui a Treviso.
Manciù. L'ultimo imperatore - Ma vedere dal vivo 'Manciù. L'ultimo imperatore' fa un altro effetto. Poche sono le occasioni di respirare a casa propria atmosfere lontane e d'altri tempi. Questa è una di quelle. Si comincia con un ideogramma. Longevità. Un rito, un portafortuna, un messaggio scritto a mano su un foglio di carta, grande e fragile, un augurio di eternità che invece introduce il capitolo della fine del più potente impero del mondo. Una storia raccontata con luce soffusa, perchè troppa luminosità potrebbe rovinare quelle sete preziose che saranno sostituite tra tre mesi con altre per salvaguardare la loro conservazione.
Di Pu Yi - Costumi imperiali da guerra, selle da combattimento, gioielli e oggetti di corte fatti di smalti e giada, vasellame, dipinti su seta. Kangxi, Qianlong, Cixi. Grandi nomi di un'ultima dinastia. Poi la decandenza. Di Pu Yi, ultimo imperatore, si narra una storia a ritroso. Commovente e imponente. La racconta la sua giubba di quand'era prigioniero di Stato e il suo piatto di legno, lui che mangiava su vasellame d'oro e di giada. I suoi occhialetti rotondi e la sua prima giacca da cittadino comune del 1959, la tessera del suo primo voto, la borsa che in carcere nascondeva nel suo sottofondo il sigillo dinastico. E poi, indietro nel tempo, ancora oro e atmosfere d'impero nelle sue vesti di regnante bambino, nello splendore dei decori del trono di Mukden, nelle immagini toccanti ed esclusive del nostro Bernardo Bertolucci.
Sul finire un'innocente domanda.
Un'occasione di cultura - Forse, al di là dei numeri, il successo di una mostra si misura in quello che lascia al singolo visitatore. Lo sapremo tra qualche tempo. Per il momento auguriamo a tutti di non perdere un'occasione di cultura come questa. Noi, da parte nostra, ci portiamo dentro la voglia di tornare ancora una volta.
Francesca Ambroso
Marca Trevigiana
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