La Grande Guerra
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Il Piave - Teatro di lotte e resistenze, il fiume Piave è uno dei più importanti protagonisti della Grande Guerra, oggi meta di percorsi e itinerari culturali. Tantissimi sono i paesi che portano impressa nella loro storia la memoria delle antiche battaglie: Palazzon, cerniera fra l'VIII e la X Armata, Ponte della Priula e Mina, una cittadina che conserva ancora la grotta con la statua della Vergine eretta nel 1916 come ex voto per la vita dei soldati che combattevano sulle Alpi e sul Carso. La grotta divenne una roccaforte per il nemico: gli austriaci infatti vi posizionarono una batteria da campagna che, durante tutta la Battaglia di Vittorio Veneto, riuscì ad impedire all'VIII Corpo di Armata di gettare da Nervesa i ponti oltre Piave.
Rompere il fronte italiano - Poco più avanti Falzè da dove partirono gli austriaci nel giugno del 1918 con l'obiettivo di rompere il fronte italiano del Piave. E ancora Maserada con il museo che raccoglie un vasto campionario degli oggetti di trincea, Candelù, Saletto, S.Bartolomeo e Molino della Sega, dove i ‘ragazzi del '99’ affrontarono la Battaglia di Arresto il 16 Novembre 1917. Poi l'Ossario di Fagarè della Battaglia, con i Ragazzi del Molino della Croda, i veterani del Zenson, i morti della Battaglia di Arresto, quelli della Battaglia del Solstizio e di Vittorio Veneto, accompagnati ancora dalla canzone del fiume:
"Si vide il Piave rigonfiar le sponde!
E come i fanti combattean le onde,
Rosse del sangue del nemico altero".
* * *
“Qui appartenevo al 18° reggimento dei bersaglieri; tutti i giorni [ar]rivavano dei sbandati a consegnarsi; e stavano già organizzando nuovi battaglioni e quando siamo stati bene armati ci hanno portati di nuovo sull'argine dove si combatteva i primi giorni sul Piave. I battaglioni sono stati rinforzati anche dalla classe del '99 che era ancora in guarnigione: sono venuti su insieme a noi a fare resistenza, ché gli austriaci volevano a ogni costo passare il Piave. Qui ho letto su qualche muro [una frase] che diceva: "O il Piave o tutti accoppati". Questa era la parola d'ordine.
Qui tutto era da fare. Bisognava lavorare giorno e notte per fare trincee e reticolati, parapetti, sotto il tiro delle mitraglie che cantavano in continuo e si sentivano i fischietti delle pallottole che passavano: ogni tanto qualcuno veniva colpito. Faceva già molto freddo; tutte le notti gli austriaci ci facevano qualche azione: la mattina c'era lo spettacolo di vedere i morti gelati bianchi di brina."
Pietro Osella, Diario (1916-20). |