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Andrea Zanzotto
Per quanto mi riguarda ho il sospetto che la poesia non sia affatto scrivere; il poeta non è scrittore nel senso corrente della parola; direi anzi che arriva ad odiare lo scrivere forse perché si sente in qualche modo costretto al suo gesto [...] si tratta di scalfire, scalpellare, graffiare la lingua o di sprofondarvi più che di usarla [...]. Nella poesia qualcosa è al di là e al di fuori dello scrivere [...]. Forse l’autentico grado zero, o il grado infinito della scrittura, è quello che traduce nella poesia, è quello che spaventa attraverso la poesia, anche quando essa può sembrare più connessa alla gioia, alla felicità dello scrivere[...]. E tutto ciò non esclude la compresenza di un meticoloso atteggiamento artigianale, a tempo strapieno.
La poesia è "prima figura dell'impegno: perchè non solamente essa deve e può parlare della libertà, dire cioè la prepotente 'sortita' dell'uomo dalle barriere di ogni condizionamento, e il superamento di qualunque 'dato'; ma col suo solo apparire, col suo sì essa dà inizio alla sortita, al processo di liberazione. La poesia, come la libertà è 'una sola parola' quella che 'salva l'anima' in una suprema proposta qualitativa...".
Andrea Zanzotto
Straordinaria stagione del Novecento - E' stato uno degli ultimi capisaldi di quella straordinaria stagione del Novecento che ha raggiunto in poesia momenti altissimi e irripetibili. Andrea Zanzotto nasce a Pieve di Soligo il 10 ottobre 1921, muore il 18 ottobre 2011. I fiumi, i boschi, i cieli, le stagioni dell'amata campagna veneta sono i soggetti cantati nella sua poesia, descritti e raccontati con un'incantata meraviglia attraverso un linguaggio che arriva all'assoluto, scopre verità rivelate da nomi e apparenze e disegna un'angoscia cosmica di chiara origine leopardiana. Con una profonda indagine psicologica Zanzotto compie un viaggio nelle profondità del mondo interiore, lontano da una possibile chiarezza e comunicabilità ma, al tempo stesso, animato da una costante tensione comunicativa.
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