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Così fan tutte, ossia la Scuola degli amanti
Da Ponte e Mozart: storie di teatro, musica e amore
Delle tre opere su testi di Da Ponte, ‘Così fan tutte’ è la più ambigua e sfuggente: la vicenda dei due ufficiali napoletani che si travestono da nobili albanesi per mettere alla prova la fedeltà delle rispettive ragazze e conquistano l'uno la fidanzata dell'altro, non è solo una farsa ma si ispira ad un fatto veramente accaduto. La musica di Mozart vi instaura un gioco sottilissimo tra menzogna e verità, tanto da rappresentare una condizione perenne dell'esistenza umana: scoprire il volto dietro la maschera, la verità dei sentimenti dietro l'esteriorità dei comportamenti.
Fu subito un successo, al Burgtheater di Vienna, il 26 gennaio 1790, diretta dall'autore con i cantanti abituali, e molto presto uno scandalo che per molte generazioni si è diffuso: Beethoven si arrabbiava per il testo, a Wagner non piaceva neanche la musica, Georg Bernard Shaw diceva che era un gioco di società, e i tedeschi ne facevano spettacoli in cui le dame tradivan l'amante ma con l'amante stesso travestito.
La trama
L’opera racconta di due dame virtuose i cui rispettivi fidanzati, convintissimi della loro fedeltà, si sottopongono per scommessa ad uno scherzo organizzato dall’anziano filosofo (di scuola napoletana, visto che la vicenda si svolge alle pendici del Vesuvio) Don Alfonso. Gli darà una mano la vispa servetta Despina, più saggia, e con più sale in zucca di tutti gli altri protagonisti della storia. Travestiti da stranieri, i due giovanotti corteggeranno l’uno la fidanzata dell’altro, per metterle entrambe alla prova. L’una cederà, l’altra quasi. Nel finale le coppie si ricomporranno, ma forte rimane il dubbio che l’azzardato gioco di scambi abbia inevitabilmente aperto la strada a future e sempre più frequenti scappatelle delle non più così irreprensibili dame e dei loro assai meno convinti innamorati
‘Così fan tutte’ può essere intesa come un'opera in cui trionfa la ragione: Don Alfonso vince la scommessa e riesce addirittura a riconciliare la coppia ma declamando quella morale terribilmente scettica che intitola l'opera: «così fan tutte!» Alla fine i sei personaggi cantano i versi:
«Fortunato l'uom che [...] tra i casi e le vicende da ragion guidar si fa».
Ed è proprio nella vittoria del razionalismo di Don Alfonso, nel «predominio» della Ragione intesa come guida esistenziale che, secondo Eugenio Montale, è nascosto «il segreto dell'incorruttibile giovinezza di questo spartito, al quale dovrebbero andare, e andranno probabilmente in avvenire, le preferenze di tutti gli spiriti liberi, quelli che vedono nella musica un'arte di catarsi capace di giocare con le forze del Cosmo.»
di Francesca Ambroso
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