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Don Giovanni
Da Ponte e Mozart: storie di teatro, musica e amore
Don Giovanni (titolo originale: Il dissoluto punito ossia Don Giovanni) è la seconda delle tre opere italiane che il compositore salisburghese scrisse su libretto di Lorenzo Da Ponte tra il marzo e l'ottobre del 1787, quando Mozart aveva 31 anni.
Nella collaborazione con Mozart per la stesura dell'opera, Da Ponte si appoggiò ad un precedente libretto di Giovanni Bertati intitolato ‘Don Giovanni Tenorio, ossia Il convitato di pietra’, apportando importanti modifiche. Bertati aveva quasi certamente derivato il suo testo da un dramma in versi del 1630 dello scrittore spagnolo Tirso de Molina, ‘Il beffatore di Sevilla e convitato di pietra (El burlador de Sevilla y convidado de piedra)’. Il tema di don Juan Tenorio, ripreso dalla fantasia popolare, consentì a de Molina di inaugurare quella che sarebbe stata la fortunata sorte letterario-musicale del don Giovanni.
Rappresentazioni
L'opera andò in scena per la prima volta a Praga il 29 ottobre 1787 dopo diversi rinvii avutisi a partire dal 14 ottobre; venne rappresentata poi, dopo il grande successo praghese, nel mese di maggio dell'anno successivo, a Vienna. La prima città veniva, per certi versi, vista come un luogo di prova della versione definitiva che poi si sarebbe eseguita nella seconda.
Del resto il pubblico viennese, piuttosto conservatore, avrebbe probabilmente accettato malvolentieri l'opera nella sua versione originaria, ragione per la quale l'autore eseguì non pochi tagli e rilevanti modifiche. Nonostante ciò il ‘Don Giovanni’, nella versione viennese, ottenne un successo piuttosto modesto, non paragonabile a quello praghese.
La trama
L'opera è un dramma giocoso diviso in due atti che mescola figure comiche o dal contorno quasi bucolico (i contadini) a figure drammatiche portatrici di forti valori morali ed etici da trasmettere al pubblico.
In questo l’opera si può paragonare alle grandi tragedie greche, il cui obiettivo catartico sarebbe quello di trasmettere ideali di giustizia e moralità.
Siviglia, XVI secolo. Don Giovanni, audace seduttore, si è introdotto furtivamente in casa di Donna Anna per violentarla, ma, sventato il suo tentativo, uccide il padre della donna.
Il duca Ottavio, promesso sposo della donna, giura di scoprire l'assassino.
Raggiunto da Donna Elvira, una delle passate amanti, Don Giovanni abbandona la scena, affidando al suo servo Leporello l'incarico di rivelare alla fanciulla il carattere del suo libertino padrone. Intanto si stanno svolgendo i festeggiamenti per le nozze di due contadini, Masetto e Zerlina: Don Giovanni seduce la sposina e, mentre questa sta per cedere alle sue attenzioni, interviene Donna Elvira.
Giungono anche Donna Anna e Don Ottavio, in cerca dell'assassino del commendatore: i due chiedono aiuto a Don Giovanni, non sapendo che è lui l’uomo che stanno cercando. Sopraggiunge Donna Elvira che rivela a tutti ciò che ha appreso da Leporello. Don Giovanni cerca di salvare la situazione promettendo a Donna Anna e Don Ottavio il suo aiuto e accusando di pazzia Donna Elvira. Ma Donna Anna ha riconosciuto nella voce di Don Giovanni, quella dell'assassino del padre. Accompagnata da Don Ottavio e Donna Elvira, si dirige al castello di Don Giovanni, dove si sta svolgendo la festa organizzata "in onore" di Zerlina. Qui Don Giovanni viene smascherato e su di lui viene invocata la vendetta del cielo. Dopo altri inganni perpetrati grazie allo scambio di abiti con Leporello, Don Giovanni giunge nel cimitero che ospita la salma e la statua del padre di Donna Anna. Dall'oscurità risuona una voce cavernosa: Don Giovanni, dapprima, non si rende conto che a parlare è stata la statua del commendatore e lo invita a cena.
Tornato al suo castello, Don Giovanni si siede a tavola, respingendo l'ultimo tentativo di Donna Elvira di farlo ravvedere. Anche quando giunge la statua del Commendatore, che lo invita a pentirsi, Don Giovanni non arretra. È l'ora fatale: la terra si squarcia e Don Giovanni viene inghiottito tra le fiamme.
di Francesca Ambroso
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