Gli Speciali di Marca Trevigiana > Dal Lotto allo “stato dell’Arte” - Intervista a Pino Malgari
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Marca Trevigiana, emozioni da scoprire
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Dal Lotto allo “stato dell’Arte” nella Marca Trevigiana
Dal rinascimento a Toscani, dai mecenati a Benetton: l’imprenditoria trevigiana e gli artisti nella Treviso di oggi – intervista al fotografo Pino Malgari
Com'è nato questo tuo incontro con il Lotto?
Tutto inizia con un restauro del 2008 che ha portato alla luce un quadro particolarmente intenso. La valutazione degli esperti ne ha confermato paternità e datazione: si tratta di una Madonna con Bambino tra i Santi Girolamo e Nicola da Tolentino, realizzato nella bottega di Lorenzo Lotto nel '500. L'opera era destinata alla devozione privata e il Lotto declinò questo tema in diverse copie e versioni avvalendosi, come spesso accadeva, dei suoi collaboratori.
La mano del Maestro tuttavia è evidente in molti tratti e dettagli, dai drappeggi ai chiaroscuri. Questo dipinto appartiene ad una collezione privata ma il proprietario ha deciso comunque di realizzarne una copia fotografica e mi ha contattato.
Cosa vuol dire per un fotografo confrontarsi con un'opera d'arte importante?
E' stata per me un'emozione forte. Sono grato al collezionista che mi ha concesso di rimanere da solo con questo dipinto per lungo tempo, è un privilegio raro. Avere tempo da dedicare ad un'opera d'arte è di per sè un piccolo patrimonio personale. Questo vale per me come individuo prima ancora che come fotografo, anche se, come fotografo, il poter rendere pubblico questo quadro attraverso la mia fotografia mi ha reso in qualche modo, per qualche istante, parte della sua bottega. Un onore grande.
Che idea ti sei fatto di Lorenzo Lotto?
Prima di realizzare la foto ho cercato pubblicazioni che potessero aiutarmi a creare un rapporto tanto con l'artista quanto con le sue opere. Ritengo che non sia una figura secondaria o relegata all'ambito veneto, come in alcuni casi mi è parso di intendere. La sua inquietudine sia artistica che privata merita di essere indagata. Per molti aspetti le sue sono questioni tutt'oggi irrisolte.
In che senso? Se il Lotto fosse un contemporaneo...
...anche oggi non troverebbe in Veneto il giusto riconoscimento. Ma qui andiamo ad aprire un altro capitolo, drammatico.
Un capitolo interessante. Come vedi il rapporto di Treviso con l'arte?
Ritengo che un artista - che volesse dare una possibilità a se stesso e alla propria visione - farebbe bene ad andare altrove proprio come fece il Lotto. Alcune vicende biografiche del Lotto trovano molti paralleli in storie contemporanee.
Questo però vuol dire che Treviso è patria di artisti. Lo pensi?
Si. Lo è stata e lo è. Ritengo che la Marca sia un luogo favorevole per la formazione di un artista. Parlo soprattutto di quelli che hanno ancora addosso la miseria dei loro nonni, la fatica dei loro genitori, il lavoro per una ricostruzione durata decenni, e fanno di queste sofferenze una chiave di lettura per dare la loro visione in modo semplice, schietto e diretto.
E continuando con il parallelo del Lotto cosa trovi di simile?
Lorenzo il Magnifico ancora non abita qui, e nemmeno Giulio II, nonostante per molti aspetti le risorse private presenti nel trevigiano oggi siano paragonabili a quelle che erano nelle disponibilità dei mecenati fiorentini e vaticani nel XV secolo. Vedi... Se si presentasse un Lorenzo Lotto alla porta di una qualsiasi delle tante aziende della Marca e chiedesse un sostegno, un sostegno vero, economico, per realizzare una propria opera come risponderebbere l'impresa trevigiana? Probabilmente non risponderebbe nemmeno.
Insomma... stiamo parlando del Lotto, mi sembra strano. Ne sei davvero convinto?
Forse andare indietro di 4 secoli confonde... per capirci parliamo di artisti molto più vicini nel tempo a noi... Un gallerista mesi fa mi fece un esempio davvero illuminante per spiegare tutto questo: a Treviso oggi è possibile che qualcuno spenda un milione di euro per un taglio di Fontana. Ma chiediti chi, e chieditelo con verità, mettitici anche tu, chi negli anni 50 - o prima quando Fontana bucava le tele - avrebbe speso un solo euro per lui? ...a Treviso!
E' un dato di fatto generale, non tipicamente trevigiano...
Generale si, diffuso, ma particolarmente trevigiano! Immaginati la scena: 'signora azienda sono Lucio Fontana, ...mi dica, ...vorrebbe sponsorizzare un mio lavoro? ...di che cosa si tratta? Prendo una tela e la taglio'. Oddio... Bene che gli fosse andata non gli avrebbero risposo o gli avrebbero detto cose tipo: 'mi lasci una presentazione, le faremo sapere, siamo già impegnati in altri progetti, ne parlo con l'amministratore, abbiamo già destinato il nostro budget...'
Bene che gli fosse andata!
E se gli fosse andata male?
Gli avrebbero dato ...un consiglio per la sua attività artistica! (Ride)
No, dai. Non è una visione confortante, non trovi?
Nemmeno l'appiattimento e il degrado culturale che si respira da queste parti. Ma non lo dico io, sono troppo immerso in questa realtà per averne una visione ampia: purtroppo questo "giudizio" emerge ogni volta che i grandi media nazionali parlano della Marca Trevigiana. Non è storia antica, da Signore e Signori, ma di pochi giorni fa su Rai Uno...
Qui apriamo ancora un nuovo capitolo che però ora non c'entra. Dici che le aziende trevigiane investono poco in cultura ma per il Giorgione per esempio molti marchi hanno contribuito con finanziamenti. Non basta?
Le opere del Giorgione sono state adottate da aziende trevigiane a ... se non sbaglio...
A 12 mila euro l'una.
...ecco, e va bene, ci mancherebbe. Ma queste sono operazioni di immagine, legittime e certamente utili, ma che non hanno niente a che vedere con l'arte. Si tratta di marchi importanti che vogliono dare un taglio alto di loro stessi mettendosi affianco ad altri grossi marchi (Giorgione è un marchio, nella comunicazione di oggi, non un pittore). Ma ritorniamo al concetto di prima: avesse bussato alla loro porta un certo Zorzi de Castelfranco chiedendo 12 mila euro per essere adottato cinque mesi cosa gli avrebbero risposto? No, grazie... siamo già a posto! Marchi dell'imprenditoria che si aggrappano a marchi della cultura per darsi uno spessore e un ruolo che trascenda l'utile di bilancio: al massimo un marchio importante sopporta di sponsorizzare un artista che sia già molto famoso, un grande architetto ad esempio, un musicista o uno scrittore che passi spesso in televisione.
Anche nel Quattrocento le famiglie nobili si contendevano i grandi artisti, che differenza c'è con oggi?
Si, anche il mecenatismo rinascimentale aveva il suo fondamento nell'accrescere il prestigio del casato, e questo era un motore fondamentale: mantenere un cenacolo di artisti, e un grande artista, è un approccio indubbiamente speculativo; diverso però il discorso di puntare solo e in modo estemporaneo ai grandi nomi già affermati tipico di oggi che è - invece - un approccio a mio parere tra l’opportunistico e il parassitario.
Però in quest'epoca di crisi, con tante persone che perdono il lavoro, un imprenditore che investisse soldi per realizzare le opere di un artista sconosciuto potrebbe essere visto come reo di un qualcosa di immorale, non trovi?
E - secondo il tuo ragionamento - spendere 12 mila euro per portare un quadro da Venezia a Castelfranco non lo è?
Detto così...
E' sbagliato detto così, certo. Ma è il modo di risponderti che hanno i direttori marketing, il loro modo di sintetizzare le idee che non sono venute a loro. Ma non possiamo ragionare così, non è questo il modo di vedere l'arte. Posso dirlo anche per esperienza diretta e personale: quando perdi il lavoro, quando hai la mamma in terapia intensiva, o una sorella in oncologia, o un figlio al quale non riesci a dare da mangiare... non te ne frega niente se addosso hai una "scarpa che respira"! Diamine! Ti fai domande, terribili domande, alle quali possono tentare di rispondere la religione o l'arte. Ti serve l'atto di un creatore, non di un creativo. Questo è il valore che va dato agli artisti. Non sono un lusso e la loro visione non è negoziabile come un qualsiasi contratto. L’imprenditoria della Marca Trevigiana che millanta una continua ricerca di eccellenza in realtà spesso non sa riconoscerla e procede per referenze e raccomandazioni, cose che non funzionano con l'eccellenza nella sensibilità propria degli artisti.
Ma perchè un'azienda dovrebbe investire in artisti? Semplicemente perchè potrebbe farlo?
C'è un principio molto importante che è quello di non fare i conti in tasca agli altri. Ognuno gestisce il proprio patrimonio come meglio crede. Il problema è la responsabilità verso l'abbruttimento, verso l'educazione dei ragazzi che oggi sembrano incapaci di nuove idee (figuriamoci di nuovi valori). Oggi un marchio promuove se stesso anche intervenendo a tutti i livelli nel tessuto sociale nel quale è inserito perciò, quando prende una direzione rispetto ad un'altra, dà un messaggio forte, preciso, leggibile: se piuttosto di un'opera d'arte sponsorizza una squadra di calcio mi dice che la seconda conta e la prima non vale nulla. Bel messaggio! Ora... niente di male se qualcuno sponsorizza con cifre astronomiche il calcio, va benissimo, se c'è un mercato che sostiene e giustifica questi investimenti ben venga, non mi si chieda però di far finta di non vedere che una minima percentuale di questi investimenti se fossero destinati ad artisti produrebbero arte, valori, idee, visioni...
Mi viene in mente Benetton e Toscani: non è l'esempio di un imprenditore che ha investito su un artista?
Certo, bisogna rendere atto a Benetton di questo. Però sarei meno netto: mi chiedo chi sia diventato chi grazie all'altro, soprattuto quando vedo che oggi il laboratorio creativo di Benetton continua a copiare Toscani, il maestro. E - in ogni caso - trevigianissima è la conclusione della loro collaborazione, quando l'imprenditore ad un certo punto trova imbarazzante il lavoro dell'artista che lo ha elevato.
Era l'epoca della campagna contro la pena di morte, se non ricordo male.
Non hai fiducia nei laboratori creativi fatti per coltivare i giovani talenti?
Vanno tanto di moda nella Marca, assieme ai concorsi. Ma un artista difficilmente va in un posto dove si insegna a diventare artisti. Ci va piuttosto uno che "lo vorrebbe tanto essere".
La tua analisi è piuttosto pessimistica. Non c’è una via d’uscita?
Ma certo che c’è. Treviso è sicuramente incubatrice di artisti, che abbiano 30, 60 o 90 anni poco importa. Gli artisti (siano essi pittori, fotografi, scultori, performers…) sono certamente una grossa opportunità per l’imprenditoria trevigiana e gli imprenditori della Marca sono certamente un’opportunità per la cultura che quest’area può esprimere. La concretezza degli imprenditori trevigiani è proverbiale tanto che oggi guidano fuori dalla crisi la locomotiva d’Europa (crisi economica, non culturale): sarebbero i migliori mecenati del mondo. Dedichino, ...tanto per provare, una parte delle somme che mettono in grandi sponsorizzazioni, a sostenere progetti di artisti, non si facciano incantare dai venditori di creatività che spacciano numeri per emozioni, ma ascoltino, scommettano sulle idee. Non mortifichino l’arte e gli artisti: quelli che si dedicano all’arte, alle idee, non sono commercianti, non sanno esserlo, fanno altro e parlano un altro linguaggio. Bisogna saperli ascoltare.
Il Lotto era introverso, imprevedibile, malinconico, problematico… non avrebbe venduto un solo quadro nella Treviso di oggi: e questo non è un dato curioso ma è una base seria da cui partire per riconsiderare l’approccio dell’imprenditoria verso l’arte e capire quanto si rischia ogni giorno di perdere irrimediabilmente. La Marca ha i numeri per diventare anche un riferimento culturale non tanto nelle celebrazioni dei grandi del passato ma nel favorire i talenti di oggi.
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Pino Malgari - fotografo
Madonna con il Bambino tra i Santi Girolamo e Nicola da Tolentino
Scuola di Lorenzo Lotto
Olio su tela, 1523/24 ca.
Treviso, collezione privata
Lorenzo Lotto: l'arte di un "genio ribelle"
Madonna con il Bambino e i Santi Girolamo e Nicola da Tolentino
Intervista: il fotografo Pino Malgari
La pala del Lotto a Santa Cristina di Quinto |